giovedì 20 marzo 2014

La Cavour ad Accra

Dal 5 al 9 marzo abbiamo avuto ad Accra la portaerei Cavour, la nave più avanzata della nostra Marina Militare. E naturalmente siamo andati a vederla e visitarla, e anche a un ricevimento a bordo!

Era qui in missione promozionale, di addestramento e umanitaria, una tappa della sua circumnavigazione dell'Africa, accompagnata dalla fregata lanciamissili Bergamini e dalla nave logistica Etna.

Come forse voi non noterete c'era un bel cielo blu che non vedevamo da mesi! Con il caldo torrido e l'umidità di questa stagione (la peggiore) ad Accra il cielo è normalmente bianco, invece il giorno dell'arrivo delle navi era venuto giù il diluvio e così poi abbiamo avuto qualche giorno di respiro!

Il ponte di volo è lungo 220 metri e largo 34 m, e ospita sia aerei che elicotteri, in tutto circa 22 mezzi, di cui alcuni sono sul ponte e altri nell'hangar interno collegato al ponte con due mega-elevatori.

Questi sono gli elicotteri EH 101 (frutto di una joint venture tra la ditta italiana Agusta e la britannica Westland Aircraft) che possono trasportare anche un fuoristrada, e che a riposo hanno la coda e le pale ripiegate.

Gli Harrier II a decollo corto e atterraggio verticale sono aerei leggeri d'attacco e ricognizione.

Il trampolino per il decollo degli aerei visto dal ponte di comando. Abbiamo potuto visitare varie sale attrezzate con strumentazioni sofisticatissime ma di cui non eravamo autorizzati a conoscere la funzione!

La Cavour, che è stata realizzata a Genova e La Spezia da Fincantieri, era anche all'interno attrezzata con degli stand di vetrina dell'eccellenza italiana, non soltanto Fincantieri con i suoi settori spazio e difesa ma anche aziende di arredo e naturalemente caffé.

E poi all'interno della nave abbiamo trovato un vero ospedale galleggiante attrezzato sia come supporto ad eventuali missioni militari che per le operazioni umanitarie. La Cavour come sua prima missione ha portato aiuti umanitari ad Haiti dopo il terremoto del gennaio 2010.

L’ospedale di bordo ha varie unità di terapia e diagnostica con le più moderne apparecchiature e può anche effettuare interventi in remoto grazie alla telemedicina.
In questa missione africana la portaerei Cavour ospita l'equipe di medici e chirurghi di Operation Smile, una onlus italiana che gira il mondo per correggere le malformazioni al volto con interventi di chirurgia plastica ricostruttiva.
Sulla nave Etna nel frattempo un'equipe di oculisti ha visitato centinaia di ragazzi ad ogni tappa e fornito loro gratuitamente degli occhiali appositamente calibrati.

I bimbi affetti da palatoschisi o labbro leporino vengono operati preferibilmente tra i 3 e i 6 mesi di vita, ecco due bimbe minuscole poco dopo l'operazione! 

E questa infine è l'equipe di medici italiani volontari, felici dopo aver operato con successo il 101° bambino africano!

lunedì 10 marzo 2014

E' giorno di mercato a Tanougou

Usciti dal parco della Pendjari, in Benin, dobbiamo fare parecchi kilometri di strada sterrata che passa attraverso piccoli villaggi ordinati di case di fango dal tetto di paglia.

 Siamo ancora nella zona protetta intorno al parco, e qui si vive di quello che offre la natura

 si lavano i panni e ci si lava al fiume

si prende l'acqua dal pozzo

e l'unica fonte di guadagno sembra essere il cotone, coltivato e raccolto a mano e poi depositato in questi recinti in attesa che i camion lo vengano a prendere. La cosa interessante è che viene coltivato solo per la vendita, nessuno nei villaggi lo usa per tessere!

Da subito incontriamo una fila continua di donne e bambini che cammina lungo la strada, tutti nella stessa direzione e ognuno porta qualcosa sulla testa: è giorno di mercato in uno dei villaggi!

anche i ragazzini più grandi portano mercanzie: cocomeri, igname, fagotti,

 questo invece sta portando al mercato due faraone.

Eccoci arrivati al mercato, sotto al baobab come da tradizione, una folla inverosimile e multicolore si accalca intorno a qualche banchetto che vende cibo o cianfrusaglie.

queste donne vendono igname, alimento base della cucina africana

 questa ragazzina sta preparando il fufu, una polenta ottenuta battendo assieme igname e plantain

 qui invece si preparano frittelle

 e mentre le donne lavorano o mercanteggiano, gli uomini si rilassano sotto il baobab

e queste siamo noi in mezzo alla folla, all'inutile ricerca di qualcosa di interessante, cercando di rubare un po' di foto con discrezione.

giovedì 6 marzo 2014

La Pendjari

La meta di questo viaggio è il Parco della Pendjari, la più importante riserva naturale del Benin, dove speriamo di vedere tanti animali nel loro habitat naturale.


Arriviamo a Tanguieta di primo pomeriggio, dopo aver perso qualche ora prima per cambiare i soldi e poi per riparare una gomma bucata, per fortuna mentre eravamo ancora in "città".

Le attrezzature sono antiche, ma il lavoro è ben fatto.

Seguendo le indicazioni della guida, pensavamo che l'ingresso del parco fosse a Tanguieta, e l'albergo al centro del parco. Scopriamo man mano che avanziamo che ci sono invece una cinquantina di km di sterrata per arrivare all'ingresso, e poi un'altra ottantina dentro al parco fino all'albergo, che è praticamente sul confine con il Burkina Faso.

Il paesaggio è affascinante, disseminato di baobab giganteschi

 con tante gazzelle che ci osservano, curiose quanto noi.

I nostri primi incontri sono con un branco di bufali che ci attraversa la strada,

e con un coccodrillo che silenzioso naviga nella pozza d'acqua dove cercavamo di vedere gli ippopotami.

Ecco l'albergo, spartano e un po' caro rispetto ai prezzi correnti, ma piazzato strategicamente all'incrocio dei percorsi che attraversano il parco.

Eccoci il giorno dopo a colazione! La sveglia è prima dell'alba, in modo da partire appena c'è abbastanza luce, per fortuna eravamo attrezzati con le torce, perchè il carburante non è arrivato e il generatore è spento. Quindi colazione a lume di candela!!! E sotto un cielo stellato magnifico.

Questo è il fiume che segna il confine con il Burkina Faso.
Fa freddo! Non eravamo preparati al contrasto con i 40° abituali, e mettiamo addosso tutto quello che abbiamo, 2-3 magliette una sopra all'altra e i leggings di Ceci come sciarpa!

Passiamo la giornata a percorrere le stradine segnate, è assolutamente vietato uscire dai tracciati e scendere dalla macchina al di fuori delle aree di sosta vicino alle pozze d'acqua. Effettivamente del tutto inaspettata una leonessa ci ha attraversato la strada davanti alla macchina, e subito dopo due fagoceri (col codino alzato come Pumba) hanno attraversato in senso contrario! Quindi meglio evitare di avventurarsi a piedi!


Non riusciamo a vedere (e fotografare) altri leoni, ma vediamo comunque tanti animali, ecco un bel Bubale con la mascherina,

qualcuno che ci ascolta tutt'orecchi...

una cicogna africana che si è procurata il pranzo,

e una bellissima ghiandaia dai colori incredibili.

Incontriamo un branco di scimmie a pranzo in cima agli alberi

e ancora scimmie indaffarate con i loro piccoli.
 
Percorriamo parecchi kilometri, da una pozza all'altra, scambiandoci indicazioni con gli altri visitatori


 e troviamo gli elefanti, che pur essendo belli grossi non sono facili da scovare.

Questi siamo noi che li fotografiamo! Con lo scorrere della giornata la temperatura si è alzata e la macchina è diventata rossa, sia fuori che dentro!

E finalmente, dopo aver visto nel corso di numerosi appostamenti solo il naso e le orecchie degli ippopotami, riusciamo a vederne un muso intero!